Le nostre Chiese

Chiesa dei Santi Pietro e Paolo

La chiesa dei Santi Pietro e Paolo ebbe fin dal medioevo la funzione di parrocchiale e luogo di assemblee del comune (citazione negli statuti del 1289-1335). L'edificio attuale, sorto sull'impianto Medievale, risale al XVI secolo; fu ideato dall'architetto Brissaghese Giovanni Beretta, che segui i lavori dal coro al presbiterio, e completato dal figlio Pietro secondo la concezione originaria (consacrazione della parte orientale: 1553; sistemazione del sagrato : 1574; completamento dell'edificio a occidente tra il 1605 e il 1619 ca.protiro 1665)

Oratorio di San Macario (Piodina)

Il nucleo è organizzato attorno alla Piazzetta / Sagrato dell'oratorio di San Macario con croce in granito donata nel 1831 dalla società (degli emigranti) di Piodina. Si accede a questo suggestivo "poggiolo" attraverso una stradina fiancheggiata da alti edifici sorti a gradoni sul ripidissimo terreno. Da notare le case "degli Angeli" (1709 e 1728) e Borrani, oggi Ponti (XVIII secolo), significativi esempi di architettura settecentesca collinare. Nell'oratorio di San Macario (doc. XVI secolo-1603), con ricordi berettiani nella struttura, si possono ammirare la bella ancona lignea intagliata (proveniente da Madonna di Ponte) con la tela di s.Macario del pittore Antonio Pancaldi di Ascona, offerto nel Settecento dalla "Compagnia di Livorno".

Oratorio della Vergine del Montenero (Taia)

Sopra Piodina, sorge l'oratorio con ampio portico, di fondazione privata, dedicato alla Madonna di Montenero presso Livorno, ricordo anch'esso dell'emigrazione in Toscana. Terminato nel 1715 ca., incorporando presumibilmente una cappella già esistente, presenta la sacra immagine entro una cornice in stucco e tre paliotti in scagliola.nore della Madonna Addolorata, tosto ampliato a pianta centrale con cupola e lanterna di berettiana memoria. Tra il 1767 e il 1773, seguì per volontà di Francesco Antonio Branca, mercante brissaghese arricchitosi in Russia e detto" Il Moscovita", l'integrazione della rotonda in un edificio più ampio e due campate e pseudotransetto con sagrestia e casa del rettore.

Chiesa Madonna di Ponte

La chiesa della Madonna di Ponte fu costruita sul sito della chiesa cimiteriale medievale, probabilmente biabsidata. Ideatore ne fu l'architetto brissaghese Giovanni Beretta (1526-1528: presbiterio, tiburio, coro; 1574-1600 navata). A partire dal 1590 il figlio Pietro completò la costruzione con piani propri per la facciata principale. Campanile 1545-ca.1666; muro del sagrato e portico inizio XVII secolo (lapide commemorativa per Ruggero e Berthe Leoncavallo, 1996).

Oratorio della Vergine del Buon Consiglio (Porbetto)

Sul bel pianoro a 700m di altitudine sorge isolato l'oratorio della Vergine del Buon Consiglio la cui origine risale sembra al 1572, data della sacra immagine tuttora conservata. L'edificio ha assunto la sua forma attuale nel corso del Settecento (1711-1727, 1743 e 1773). L'interno assai semplice, è impreziosito da un bel coretto con il dipinto della Madonna in trono entro una leggiadra decorazione in stucco rococò e da un paliotto in scagliola del 1748 di Giuseppe Maria Pancaldi di Ascona. Non sappiamo se la cappeletta montana di Porbetto sia sorta nel 1572 o se in quell'anno ne sia stata rinnovata soltanto l'immagine a fresco della Madonna col bambino e se quest'opera devozionale sia in rapporto con la visita e la predica dell'arcivescovo Carlo Borromeo di due anni prima a Brissago. Le visite e i decreti consultati sono muti, nè si anno notizie della cappella fino al 1711 quando il popolo di Brissago "essendosi rissolto…d'erigere un oratorio per potervi cellebrare nel luogo detto Madonna di Porbetto, ove si venera la B.Vergine dipinta in una capella" ottiene licenza di lavorare nei giorni festivi per condurre i materiali per la costruzione dell'oratorio..

Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano (Incella)

L'oratorio di Incella, stando a una notizia della visita pastorale del 1656, sarebbe sorto grazie a un legato lasciato anni prima "vicinantiae Iselle" per costruire un oratorio dedicato ai ss. Rocco e Carlo. Il testatore, a memoria indiretta di sé, aveva disposto che nell'ancona fosse rappresentato anche s. Antonio. I documenti amministrativi sulla piccola chiesa sono scarsissimi. Nel 1652 si dice che l'oratorio "è da sei o sette anni in qua fabbricato" e quindi nuovissimo, ma è sguarnito di tutto; ha un campaniletto a vela che si dovra alzare; l'acqua che scorre dal monte arriva in chiesa; si concede di lavorare anche di festa perché si scavi una condotta e si prosciughi la chiesa. Nel 1677 si ordina "qualche riparo et ornamento sopra la porta" che forse non fu mai eseguito; e qualche anno dopo (1681) si raccomanda di costruire la sagrestia; i materiali erano già stati raccolti, ma la calce era servita ad altri usi. Un inventario del 1683 descrive la chiesa: è alta "di dentro braza 10; larga braza 8 e di lunghezza braza 23" ed il coro; possiede un'ancona dei ss. titolari e un'altra degli stessi santi, ma vecchia, sopra la porta; ha la sua "ferada davanti l'altare". Poi non abbiamo piu notizie fino al 1745 e al 1748 quando si ordina di portare a termine il pavimento del coro rimuovendo le assi provvisorie. L'oratorio fu restaurato nel 1967.

Oratorio Sacro Monte

Il concorso fra l'architettura e la natura selvaggia del vallone del Sacro Monte un "Gesamtkunstwerk" nel quale sembra giungere all'apice il senso degli antichi capimastri e architetti brissaghesi per opere di grande teatralità. Nella parte orientale del borgo, Via Gerusalemme porta alla piazzetta ornata di oleandri che introduce alla Gradinata del Calvario. Attraversato l'atrio della prima cappella che fa quasi da porta, si susseguono le stazioni della Via Crucis. Suggestiva è anche la salita attraverso il sentiero che costeggia i mulini di un tempo, per poi giungere alla cappella "dei Giudei" o della flagellazione, un piccolo edificio ottagonale con campaniletto e atrio, a livello della strada carrozzabile. E a sorpresa la chiesa dai toni gialli e rosso terracotta spicca, impostata su un altro sperone in mezzo alla valle, sullo sfondo verde del bosco. Le origini del Sacro Monte risalgono al 1709 quando il capomastro Girolamo Tirinanzi di Cadogno sistemò un sentiero attraverso il vallone e costruì sullo sperone allora denominato Monte Capriccio (poi Monte Addolorato) un primo tabernacolo in onore della Madonna Addolorata, tosto ampliato a pianta centrale con cupola e lanterna di berettiana memoria. Tra il 1767 e il 1773, seguì per volontà di Francesco Antonio Branca, mercante brissaghese arricchitosi in Russia e detto" Il Moscovita", l'integrazione della rotonda in un edificio più ampio e due campate e pseudotransetto con sagrestia e casa del rettore.

Oratorio di San Bartolomeo (Porta)
 

Non si conoscono finora nè le origini dell'abitato di Porta nè l'epoca di fondazione del suo oratorio, dedicato agli apostoli Bartolomeo e Giovanni, che si reputa tuttavia di fondazione forse medievale. Nel 1567 aveva il coro dipinto con le figure dell'Eterno e dei dodici apostoli e vi si celebrava solo la festa di s. Bartolomeo e di s. Giovanni. Nel 1574 si ordina che "si faci intendere alli homini di questa terra che habitano in Roma che mandino i denari, quali tengono appresso di loro, di offerte fatte per questa chiesa, aciò che essi si dia essecuzione" al trasporto dell'altare, all'applicazione di ferrate alle finestre, all'imbiancatura della chiesa.

Oratorio Madonna delle Grazie (Gadero)
 

Dalle scarne notizie parrocchiali e dai dati di una scritta in chiesa - non si riesce a consultare nessuna carta dell'archivio domestico che doveva pur esistere - si dovrebbe concludere che l'oratorio fu edificato quale cappella privata di Matteo e Giacomo Baccalà nel 1807. Come dice la scritta, dev'essere effettivamente stato ampliato nel 1835; è di tre anni dopo la domanda alla Curia di Milano per la sua benedizione. Il citato inventario dei beni lasciati alla cappellania parla del piazzale grande con sagrato davanti alla chiesa e sotto la casa d'abitazione del Baccalà, confermando che l'oratorio è di fondazione privata e in un primo tempo formava tutt'uno con la casa dei fondatori che erano, del piccolo abitato, la famiglia preminente per beni e ricchezze.

 

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